Born from salt
Born from salt
Born from salt
Born from salt
Born from salt

Born from salt

EXHIBITION: Born from salt
AUTHOR: Viviana Bonura
CURATOR: Mattia Stompo
SPACE: 2LAB
MEDIA PARTNER: Balloon Project
DATE: 17 giugno | 3 luglio 2022
VISITING HOURS: LUN-VEN 17.00-19.00 | SAB: 11.00-13.00 | DOM 11.00-13.00
VERNISSAGE: 17 giugno 2022 19.00 h

Born from salt – in italiano “nata dal sale” – si pone come un dialogo ad una voce in cui si dibatte e si mettono in scena dei tentativi di ricostruzione di sè tramite la scomposizione delle proprie sovrastrutture. E’ il viaggio interiore alla ricerca di un modo di essere umani senza impalcature esterne che più che sorreggere adesso pesano. Attraverso l’azione dell’autoritratto inteso nel senso più libero e sconfinante del termine – tramite fotografie, testi ed interventi grafici – si torna simbolicamente alla crisalide della nascita interpretandola con una consapevolezza surreale, coscientemente istintuale, attraverso simbolismi e gestualità che fanno riemergere radici, memorie e legami da slacciare e tessere diversamente come alla ricerca della propria pelle. Ricongiungersi alla forma iniziale per capire quando le cose hanno iniziato a scollarsi, a fratturarsi e per ricomporsi dentro spezzando la maglia fitta dei traumi ereditari senza che questo comporti rompersi, dissolvendo e delineando i propri confini rispetto al proprio mondo interiore e quello esteriore, sperimentando nuove forme di assenza di contenimento.
Un sogno una volta mi ha detto che in origine ognuno di noi nasce da un qualche tipo di materia che in qualche modo segna ciò che siamo. Ricongiungersi ad essa e riconoscerla significa esorcizzarla e riappropriarsi della propria esistenza. Tornare alla propria materia è un rito di passaggio.
Io sono nata dal sale. Bianco come la mia pelle, immobile e pesante, come un morto. Sale dentro cui si è conservato, intatto, un dolore primordiale che mi è stato tramandato al momento della nascita, che mi è appartenuto senza che io gli appartenessi. Un dolore che pietrifica, prosciuga ed invade tutto, non lascia spazio a niente. Un dolore che crea una frattura insanabile, un ambiguità stridente, un dolore da non portare più in grembo e che è arrivato il momento di accettare, con tutti i suoi dualismi, i suoi spazi grigi, gli opposti coesistenti.
Ed è il processo di accettazione che avviene davvero in questo progetto, assegnando un nome e una ragione a questo sentire per riappropriarsene. Il sale, infondo, dentro alcune storie è il protagonista di molti riti scaramantici, è un segno di sfortuna se gettato per errore sulla tavola, ma anche è un potente purificatore dalle energie negative. Il sale scaccia i mostri.
Viviana Bonura (Palermo, 1999) è una fotografa, graphic designer ed esploratrice di tecniche multi-mediali con base in Italia. Si interessa di scrittura, stampa, editoria indipendente, arti performative ed arti visive.

La sua ricerca fotografica attinge da diversi campi artistici e supporti espressivi, spaziando dalla fotografia analogica a quella digitale, sperimentando con la manipolazione digitale e gli interventi grafici o pittorici direttamente sul supporto fisico. A rimanere centrale è il principio della contaminazione artistica e l’esplorazione dell’identità attraverso il ritratto, specialmente l’autoritratto, con l’uso di temi e simbolismi ricorrenti.

Il suo linguaggio ruota attorno all’esplorazione di sé e dello spazio circostante, al delineamento dei confini dell’essere umano ed al loro dissolvimento. Le sue opere parlano ad un livello molto intimo, annullando la distanza al tal punto da risultare invadenti e provocare disagio, e allo stesso tempo lasciano molto spazio al silenzio, creando distanza e liberandosi agli infiniti sottotesti incomunicabili. L’ambiguità è sempre presente, ed è il terreno in cui esplora l’inconscio e l’onirico.

Dal 2019 si avvicina all’editoria indipendente con la realizzazione di zine; Dodici (2019), sull’investigazione di cambiamenti radicali avvenuti nell’arco di un anno durante il passaggio tra adolescenza ed età adulta e Il dilemma del porcospino (2020), sulla ricerca di sé attraverso l’incontro tra il proprio mondo interiore e l’essere umano altro da noi, narrando nuovamente la propria storia, di radici e di memorie, attraverso la via del sogno. I suoi lavori sono stati esposti e hanno preso parte a progetti al Funzilla Fest (RO), Spazio Bianco di Fondazione Pescheria (PU), Eglise Art Lab (PA) e Balloon Project (CT).

Nel 2021 diventa membro del collettivo fotografico UsThey Narrative. Attualmente lavora al suo terzo progetto, Born from salt, un ritorno simbolico e quasi mistico alla crisalide della nascita mettendo in scena dei tentativi di ricostruzione di sè tramite la scomposizione delle proprie sovrastrutture